Blog di Roldano De Persio

pensieri sparsi di un web strategist

  • Euro debole? Ya Danke!

    • 25 Sep 2011
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    Questi sembrano essere gli ultimi giorni dell'era euro. Questi sembrano essere gli ultimi giorni dell'era euro a detta dei giornali economici americani, però. 

    L'euro è una moneta che ha sempre fatt discutere per ragioni diverse. I primi anni l'euro veniva sbeffeggiato perchè troppo debole e poi temuto perché troppo forte. L'euro è una moneta scomoda per gli USA che hanno visto il loro primato monetario scippato da questa moneta ideale, concettuale e solo finanziaria; l'euro infatti non ha uno stato dietro, ma solo una potente banca centrale mentre il resto sono solo grida e confusione.

    Ora la crisi della Grecia sembra che stia per spazzare via per sempre questo pericoloso concorrente del dollaro e tutti sembrano preoccupati per il crollo delle banche tedesche e francesi che seguirebbe al default ellenico.

    Eppure...

    Eppure mi sembra che qualcuno ci stia marciando sulla debolezza della moneta europea. Questo qualcuno non sono però gli USA o la Cina bensì la Germania. Se ci pensate bene chi trae vantaggio da un euro in caduta libera rispetto al dollaro? Quante mercedes ai cinesi si possono vendere in più?

    E se tutte queste lentezze politiche nelle manovre economiche, l'esitazione a salvare la Grecia e tutti questi toni spaventevoli e dimissioni dei duri e puri teutonici dalla BCE fossero atti studiati e manovrati ad arte dalla Germania in una sua terza guerra mondiale finanziaria?

    Non è forse sollo un caso che il ministro del tesoro USA Tim Geithner durante una riunione del FMI appaia preoccupato delle lentezze europee nel rimettere a posto le economie e i debiti nazionali.

    Una cosa è certa se l'euro precipita, il dollaro schizza alle stelle e l'economia USA si blocca e tanti saluti alla rielezione di Obama.

    Eurocrisi

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  • I have a dream

    • 21 Aug 2011
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    Media_httpwwwpremioce_exhgq
    via premioceleste.it

    bisogna continuare ad avere sogni!

    l'autore di questa foto è http://www.matteonazzari.it/

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  • Wall Street Riots

    • 10 Aug 2011
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    No il titolo non doveva essere London Riots, non mi sono sbagliato. Scrivo questo post perché come direbbe Mao: "grande confusione sotto questo cielo", anche se la situazione non per nulla eccellente. Tutti cercano di dare una spiegazione a quanto è accaduto a Londra in questi giorni di agosto infuocato. Tutti si meravigliano dei negozi incendiati e saccheggiati da giovani poveri e disoccupati e magari anche neri. Persino Bauman cerca di dare una spiegazione al perché di tanti saccheggi. Eppure sono convinto che la spiegazione a tanta violenza per le strade di Londra e tanta voglia di distruggere non l'abbia data ancora nessuno in modo completo sebbene sia lì sotto il naso di tutti.

    Il destino vuole che in questi giorni anche le borse di tutto il mondo brucino ricchezza ed edifici di azioni virtuali. Il destino di qualche negozietto di Londra, al confronto di miliardi di dollari bruciati in poche ore a Wall Street, sembra una cosa trascurabile in termini assoluti - non certo per il poveraccio che ha perso tutto - e comunque non di impatto sulle vite di tutti noi nei prossimi mesi.

    Tra le perdite delle borse di tutto il mondo è le strade di Londra c'è uno strettissimo legame. Se si pensa alle dinamiche di rete i due fenomeni sono sovrapponibili proprio perché sottostanti alle leggi che descrivono le reti. Mentre i giovinastri di Londra usavano BlackBerry, Twitter e Facebook (effetto rete) per sciamare e concentrarsi nelle vari quartieri di Londra  i software delle borse facevano partire vendite a ripetizione sulla base delle inforamazioni che circolano sulle reti finanziarie interconnesse (effetto rete).

    Londra e Wall Street hanno fatto viaggiare sulle loro reti le stesse forze: panico, istinti primordiali di distruzione (speculazione spericolata o bombe molotov), adrenalina da competizione ed emulazione di evento in scala elevata.

    Viviamo e vivremo sempre più in sistemi complessi interconnessi e se non capiamo in fretta che questi fenomeni di rete sono destinati a ripetersi con la stessa forza distruttiva del terremoto in Giappone sarà un grosso guaio, ma non solo a Chinatown. 

     

     

     

     

     

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  • Il canestro della vita

    • 22 Jun 2011
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    Io in vita mia non ho mai giocato a Basket. Sto facendo i primi passi in un campetto, anzi un Playground, dietro casa. Questo sport americano, pieno di regole e americano proprio perché pieno di regole, è per me un amore tardivo e pure  impacciato. Avevo iniziato a fare boxe, ma ero in sovrappeso, poco concentrato, infastidito dalla lentezza con cui arrivavo a fare, imitare, i passi eleganti della danza a mani serrate.

    Il basket è la vita in scala 1:10.000. Corri, corri sempre senza fiato e in maniera sincopata scappando via oppure schivando una selva di mani e gambe che vogliono impedirti di fare canestro. Anche qui, come nella boxe, c'è dell'eleganza nei movimenti, ma l'avversario non è uno e al contempo tu non sei da solo. Questa è appunto la vita proprio perché ci sono i minuti secondi che scorrono, perché ti portano via la palla quando meno te lo aspetti, perché non c'è tempo per riflettere. mai.

    No non è retorica la mia, forse è solo la my personal religion. Faccio rimbalzare la palla come un monaco fa ruotare le palline di uno di mille tipi di rosario usati in tutte le religioni. Si sente un battere in terra continuo, ossessivo, quasi autistico che fa dimenticare l'altra vita, quella in scala maggiore. 

    E proprio come nella vita vera, prima o poi la partita finisce, solo che nel basket vincere ha un senso.

    Man_in_black

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  • Ehi tu che musica stai ascoltando?

    • 4 Jun 2011
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    • londra musica youtube
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    Ecco questo è quello che mi passa in mente certe volte quando sono sulla banchina della metro B oppure mentre sto passeggiando a via del Corso. Se siete tipi curiosi - eufemismo per dire impiccioni -  come me la tentazione di fare questa domanda vi sarà venuta in mente almeno 7,5 volte almeno forse anche 8,68 volte, non di più.

    Qualcuno questa cosa l'ha fatta davvero a Londra e l'ha documentata con questo video qui sotto. 

    Giochino scemo estivo, siate capaci di riconoscere al volo cosa stanno ascoltando?

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  • Sucate Milano solo andata

    • 24 May 2011
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    Sucate esiste veramente ed è un posto abitato da gente dotata di grande creatività. Questi cittadini dalla mente fervida non potranno però votare alle prossime elezioni amministrative di Milano; sono dei cittadini di serie B che non possono esprimere la loro volontà e indicare quale candidato rappresenta meglio i loro interessi. Gli abitanti di Sucate sono dei fantasmi e tutti credono che siano delle persone irreali, un prodotto della fantasia. I cittadini di Sucate esistono veramente, ma gli altri fanno finta che questo non sia vero. Queste persone lavorano, pagano le tasse, soffrono, amano e muoiono e però non votano.

    Secondo un recente censimento sembra che il 90% degli abitanti di Sucate sia costituito da immigrati, il resto sono italiani che hanno perso la speranza.

     

    Sucate-milano

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  • I love Judas

    • 13 May 2011
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    Non so voi che ne pensiate, ma questo tempo mi sembra il periodo più Medio Evo che più Medio Evo non si può. Guerre religiose di ogni tipo in giro per la terra. Stati religiosi che vogliono importi la loro morale in ogni minimo anfratto della tua vita.

    Anche le canzoni poii non sfuggono al vento religioso e Lady Gaga che diventa in un secondo addirittura l'Anticristo:

    "Satan is the co-writer of this song. He is using Gaga to lure kids/adults away from freedom in Christ. Don't be fooled! Light or darkness, these are your choices, freedom or bondage. Jesus died for you, because He loves you. Judas died for 30 pieces of silver."

    e ancora:

     "I don't know about you peeps out there but the bible also states in Revelations that there will be a third ANTI CHRIST in the end times open your eyes and see all around you end times are here and I think GAGA is evil. This song bites and I hope no one actually believes or falls for her evil tricks and lyrics."

    Così si legge in alcuni forum musicali made in USA! Più Medio Evo di così...

     

     

     

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  • Na beata nicchia

    • 9 May 2011
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    Quando si fa un mestiere(?) come il mio si incontrano diverse persone e differenti realtà. Ti devi interessare a tutto ed essere sempre primo sulla frontiera che avanza inesorabile verso l'ignoto. Ok quest'ultimo pezzo è un po' enfatico, ma secondo me è carino e quindi ce l'ho lasciato. Ora se qualche editor non fosse concorde su questa parte: frontiera, ignoto, bla bla, sono facilmente reperibile. Telefonare ore pasti.

    Insomma dicevo che è essenziale e anche normale avere frequentazioni di tutti i tipi. Un mio cliente, molto interessato alla comunicazione su Internet, vende un prodotto legato alla produzione del vino e come risultato dell'attività professionale mi sono dovuto avvicinare alla parte social da questa particolare angolazione.

    Se uno ci pensa un po' il vino è già di per se molto social - tranne quando esageri, in quel caso infatti diventi subito asocial! - e tende ad essere quello che tecnicamente si definisce un Social Object. Il vino è l'accompagno del pasto, ma anche delle discussioni tra amici. Ho però scoperto, grazie al mio cliente, che il vino è anche il legame tra produttori di vino che stanno su Twitter o su Facebook.

    Queste persone si salutano ogni giorno sui Social Network, più su Twitter a dire il vero, e poi proseguono con segnalazioni, idee e scambi di punti di vista. Sembrano quasi amici di vecchia data che si parlano al telefono. Cos'è che spinge questi produttori, magari concorrenti, a frequentarsi su Twitter?

    Io credo che sia il senso di identità. Essere un piccolo produttore di vino significa fare gli stessi percorsi e fare scelte obbligate e comuni. L'accedere ogni giorno a Twitter e sentire le ultime e partecipare alla discussione fa sentire queste persone, questi piccoli produttori, meno isolati. Produrre vino non è infatti una passeggiata di salute; significa fare sacrifici economici e impegni di ogni tipo.

    Il senso di identità è una molla potente che spinge molte vite ad essere di più. C'è altro? Forse sì forse no. Non lo so. Questo più che un post è un post-it, un appunto, una riflessione ad alta voce su un concetto che ritorna spesso in questi giorni. Finisco qui.

    Pensateci anche voi.

     

     

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  • Fallisci spesso Fallisci veloce

    • 5 May 2011
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    Spesso nel marketing vengono ripetute frasi come fossero un mantra. Fail often, Fail fast, Fail cheap dicono gli americani. In america fallire e provare e fallire ancora è infatti quasi un pregio, perché impari e migliori ad ogni tentativo. Qui in Europa fallire è invece la fine di ogni tuo sogno. Un marchio difficile da lavare via. Questo vale per il business, gli affari.

    E la vita? Ci si può buttare così e vedere l'effetto che fa? Quanti di noi si pongono mille dubbi su questa o quella scelta di vita? Farò bene? Farò male? Se io non faccio un canestro, ne farò un altro e un altro ancora a forza di provare, ma con la vita reale ci possiamo permettere errori? C'è chi dice no, come recita una canzone di Vasco.

    Michael Jordan avrebbe un'opinione diversa... forse!

     

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  • Il gioco non è mai cambiato

    • 4 May 2011
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    In questi giorni sto leggendo Storia naturale del Nerd di Benjamin Nuget, un traditore del suo stesso popolo reo confesso. Questo stesso libro nella versione originale USA ha come titolo The Story of My People, cioè la sua gente, appunto. Benjamin Nuget è cambiato e non è più un nerd, perché è diventato cool, non più uno sfigato.

    Ma esiste davvero una vera nazione Nerd? Esistono umani che vivono una separazione tra pensiero e sentimento? Sherry Turkle in The Second Self scrive:"La nostra società accetta l'esistenza di una cesura tra scienza e sensualità. Per estensione, accetta una divisione tra individui che sono a loro agio con le cose e individui che sono a loro agio con le persone." e lo stesso Benjamin Nuget:"Tra i nerd il disprezzo per se stessi è un fenomeno tanto comune perché gli stessi nerd accettano questa separazione tra pensiero e sentimento, se ne rendono conto e stanno male perché si tratta di un idea comunemente accettata. Essere un nerd spesso significa dovere convivere con la tormentosa sensazione di essere persone prive di cuore".

    Ora non stiamo vivendo noi la rivoluzione digitale, Web 2.0 e tutte quelle cose bla bla sull'innovazione? E chi ha generato tutto questo se non i ragazzini brufolosi e secchioni come Bill Gates, Linus Torvalds, Mark Zuckerberg e via nerdando? Non sono forse loro e quelli come loro dietro tutte le rivoluzioni informatiche che stanno cambiando per sempre le abitudini quotidiane di miliardi di esseri umani?

    Se fossero vere le tesi di Sherry Turkle e Benjamin Nuget tutta l'informazione e la ricchezza e la gioia e l'amore che circolano sulle fibre ottiche degli oceani sarebbero il frutto di un popolo che adora di più le macchine che il proprio stesso cuore. Non sarebbe paradossale il fatto che persone quasi autistiche, che trovano conforto solo nel mondo delle cose abbiano donato all'umanità, che li disprezza fin da piccoli, una una grande ricchezza come software capaci di cose inimmaginabili anche solo 20 anni fa?

    E' incredibile che da tanta sofferenza per pochi possa scaturire benessere per milioni. 

     

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    Sono un esperto di strategia della comunicazione e marketing sul Web. Questo è un luogo personale, un luogo dove lasciare le mie impressioni e le mie idee sul mondo.

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